February 2011
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Così
Correva correva correva, dietro, e lei correva correva correva, davanti, poi lei rideva rideva rideva, davanti, e lui moriva moriva moriva, di dietro. Poi lei si fermò, lui si fermò, lui morì, lei gli mise una mano sugli occhi, lui no, lui morì. Ma lei rise, era bello, così.
Guardava
Quel giorno c’era il sole e pioveva. Lui la teneva per mano, poi ogni tanto le guardava gli occhi che guardavano dritto, tornava a guardare a terra, guardando ogni passo perdendosi indietro. Quel giorno pioveva, ma c’era il sole.
January 2011
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La porta
Uscirono tutti insieme, lui, la sua ombra, lei, la sua ombra, l’ombra del loro amore e l’amore stesso. Apparentemente senza un rimpianto, finché l’ultimo non chiuse davvero la porta.
December 2010
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La fine del mondo
Ti riconosco anche dall’altra parte del bicchiere, nel rosso dei riflessi distorti. La fine del mondo è una cosa piccolissima - credimi -, due facce sopravvissute alla curvatura del vetro.
Le albicocche
Torna, singhiozzava, torna. Se torni - le disse - farò maturare le albicocche.
November 2010
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Da mancare
Non era un rumore, era un fruscio continuo, e non era un dolore, era il pungolo, l’avvertimento fisico, di un’occasione perfetta da mancare.
Ogni giorno
Sapeva solo alzarsi e andare su quella panchina, ogni giorno. Aspettare che il solito vecchio lasciasse il giornale sulla panchina di fronte. Per poi prenderlo, annotarsi la data su un quaderno, e buttarlo nel cassonetto. Ogni giorno.
Le due ferite
Era stato un marito infame, un padre di merda. Poteva starci tutto. Ma la cosa che il commissario non riusciva davvero a spiegarsi era l’odore di bucato che sembrava provenire dal fondo ributtante delle sue due ferite.
August 2010
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Sangue ossigenato
Le tue lacrime sono qui, tu prendi la siringa e un po’ del tuo cazzo di sangue ossigenato, poi fai attenzione quando ti dico di tenermi aperti gli occhi.
June 2010
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A lei
Aveva messo a punto uno strumento perfetto di afflizione. Lui parlava, sferzante, e a lei sanguinava la gola.
Chi arriva a uno
Vince chi arriva per primo a uno - gridarono, correndo a scapicollo. Si lanciarono verso il parapetto del terrazzo, a occhi chiusi, arrivarono quasi a toccarlo con le cosce, puntarono i piedi, si fermarono stravolti, un sospiro enorme. Un amore, come un feto, cadde giù.
Liquido
In quei due laghetti trasparenti tutto era intatto, innaturalmente perfetto e quieto. Non ci giocavano bambini, non c’erano pesci, e il liquido zampillava lento, risalendo dal canale scavato che portava al cervello in dissoluzione.
May 2010
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Disabitate
Si rifugiava in persone sbagliate per riscaldarsi il sonno. E non sceglieva quelle più comode, ma quelle evidentemente disabitate.
Dagli occhi
Aveva una pelle dura e secca, impermeabile a qualsiasi dolore. E’ per questo, probabilmente, che l’amore finì per entrargli dagli occhi.
In La minore
Sul petto aveva solo qualche foruncolo e un paio di antiche cicatrici poco interessanti. Lei lo baciò con la curiosità di chi solleva la pelle del latte bollito, poi tornò a godere in la minore.
Animale da macello
Chiuse il pugno, lo serrò fino a farsi male, strinse a fondo. Poi riaprì e non ci trovò né cadaveri, né incubi svelati. Solo carne arrossata, di animale da macello, e uno spazio per qualcosa che pareva volato via.
Dalla sua notte
Prese il solito trenino lento e si precipitò a fissare il solito finestrino, per guardarsi gli occhi che continuavano a farsi scopare a salve dalla sua notte abusiva.
Con le mani
Il giorno in cui sorprendentemente smise di piovere, tutti, con lo stupore delle mani asciutte, presero a separare il dolore dal pianto.
Sul tappeto
Gli restituì l’amore avvolto in fretta in una carta di giornale, poi si allontanò, facendo attenzione a ferirsi i piedi sul tappeto di vetri frantumati.
Come promontori
Vedi le cose, e i fatti, le cose ti attraversano, e le persone, e passando ti stirano la carne, e la tua pelle si arriccia come promontori sulle faglie, e poi si secca, si ferma. E quella cosa che si muove sotto non è lava, è nostalgia.
L'ultimo sguardo
Sentì venir meno le forze, e con uno sforzo di ostinazione, prima che gli si chiudessero gli occhi, prese tremante un foglio e una penna, per disegnare il suo ultimo sguardo sul mondo. Ma non disegnò, scrisse.
Dammi
Dammi una mano. Lui se la tagliò e gliela porse. Dammi i tuoi occhi. Lui se li strappò e glieli diede. Dammi il cuore. Lui la massacrò e se lo riprese, lo girò in mano senza stringere. Poi lo buttò via.
Bonariamente
Uscirono dal locale ancora eccitati da quella serata lucente. Salirono nella sua macchina e si restituirono bonariamente le infelicità. Perfettamente aderenti all’incavo dei loro occhi compiaciuti.
Ragazze da marito
La prima cosa è prenderti le labbra quando si scoprono per un sorriso. L’ultima è ridartele, sfinite e indifese, come ragazze da marito in una terra occupata.
Autopsia
Ti prego non venirmi dentro, aspetta. Dai, baciami, accendi la luce, questo è il sempre, non sprecarlo.
Gliela regalo
Non mi chieda niente, io non c’entro niente, mi hanno mandato qui solo perché ero di turno e fuori fa troppo freddo per mandare ragazzi in vespa. La pizza gliela regalo, ma mi lasci andare. Non ho cuore per vederla felice.
Per farsi superare
Faceva di tutto per perdere tempo. Rallentava chiaramente i passi per farsi superare, per non avere scelta.
Di una quercia antica
Scappò fortissimo, con il cuore a tracolla, e si accasciò sotto all’ombra umida di una quercia antica, ansimò, svenne. Poi staccò la play station e tornò a sbavare la vecchia di semolino freddo.
Una foschia
Quando aprì con le dita la vagina del suo dolce amore non vide altro che vent’anni ammucchiati per terra e una foschia di figli non suoi.
Questione di mira
Scuro sotto al neon bianco, l’ìnsalata e i figli nel piatto. A lei tremava la faccia, le tremava lo stomaco e la voce. Da lì in avanti ferirla sarebbe stata una questione di mira.
Alba
Lei gemeva, lui segnava i suoi sussulti con una matita, sulla schiena, con attenzione. Poi lei rise, alzò la testa, e lui, sulla schiena, disegnò un sole.
E scava
Se trovi quello che cerchi, è tuo. Se trovi un cuore, è tuo, se trovi un cazzo, un ventre, è tutto tuo. Ma se non trovi niente, fatti da parte, sputa gli occhi, e scava con le mani.
Case su di me
Spuntò a fatica dalla terra di cemento, bagnato come un marciapiede. Agitò le braccia e la polvere nell’aria. Sono friabile - urlò - non costruite case su di me.
In braccio
All’ora della monta si presentò con una bambina nuova e, in braccio, un cadavere di donna. “Scegliete voi, è uguale”.
Ma non si svegli
Dunque, lei ha preso un pompino scoperto, una bottiglia di prosecco e un sonno profondo tra le mie braccia. Sono sessantatre euro. Me ne dia sessanta. Ma non si svegli mai più.
Al sicuro
Quando mi vedrai, potrai scappare. Io cercherò di starti dietro, di chiamarti, di farti voltare. Tu non ti volterai. E correrai via. E infine ci troveremo lì, con i piedi doloranti e lo stomaco rotto, nel posto in cui ci si perde al sicuro.
Cinque, quattro, tre
Conto fino a 10 - dai, muovi il culo - nove, otto, - cazzo, non farmi incazzare - sette, - se non ti muovi vengo io lì - sei, - e ti sfascio - cinque, quattro, tre - vaffanculo, - due, uno, - va bene, cazzo, allora ti amo. Zero.
Una piccola possibilità
Le ricoprì il corpo di vernice nera, spessa e grumosa, per nasconderne i tratti e baciare a caso, con una piccola possibilità di centrare carne ferita. E perdersi del tutto.
April 2010
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Anch'io
Uscì dal lavoro seguendosi i piedi e si infilò in un bar che non conosceva. Ordinò un mezzo whisky. Lo avvertì svogliato, il barista, stiamo chiudendo. Anch’io - rispose veloce guardandosi i piedi.
Con il tuo dolore
La vide e se la mise tutta attorno. Non le lasciò scampo. Prese ad amarla come farebbe settembre se avesse un cuore. La vide e se la mangiò. Smise di amarla come ogni giorno di maggio con il tuo dolore.
Resurrezione
Considerata la normativa vigente in materia. Preso atto del parere della commissione di valutazione strategica. Fatte salve le eccezioni applicabili. Si dispone. L’immediato e completo rimborso di quanto perduto.
Una tristezza non sua
Quando usciva da quella casa, riallacciandosi i pantaloni con una premura ingiustificata, aveva sempre la sensazione di portarsi appresso una tristezza non sua.
March 2010
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Mangia tutto
“Mangia dai, pulisci bene. Mangia. Fermati un attimo e mangia. Fai un respiro. Mangia tutto. Ne hai ancora. Passaci col pane, fai la scarpetta. Mangia, su. Gli ho già preso i documenti e i cinquanta euro che aveva in tasca. Mangia tutto e non ti farà più male”.
Piuttosto rompervi
“E’ quindi evidente che voi non siate persone, ma cose. Per questo non aspetterò di vedervi morire, perché voi dovrete piuttosto rompervi”. Si girò nel letto coi pugni serrati, e tornò a singhiozzare.
Sei tu
Io non ti chiedo niente. Dimmelo tu. Io so già quel che devi dirmi, ma voglio che me lo dica tu. Per sentire la tua voce disarmata mentre mi dici che il mio assassino sei tu.
Della sera prima
“Queste cose le devi dire a me, devi fidarti, se non le dici a chi ti vuole bene a chi puoi dirle? Ti prego”. Bobby fece per leccarle svogliatamente la mano, poi si voltò in fretta per tornare nella cuccia a masticare l’avanzo di ratto della sera prima.
Avrebbe avuto
Occhi, sguardo di rami secchi. “Oggi mio figlio avrebbe avuto la mia età”.
Il vino andato
La sera che vide passare il tempo era una sera fredda e immobile. Il tempo passa solo sulle cose ferme, pensò, e alzò il culo dallo sgabello per pagare il vino andato.
Cosa vuoi fare
E tu, tu cosa vuoi fare da grande, Tonino? L’eroe di guerra - rispose - con la stampella spianata contro la maestra.
February 2010
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Nel pianeta
“Siete davvero degli idioti, a lasciare incustodite le felicità dei vostri figli”. Nel pianeta di Sab la domenica era un giorno di scorribande e urla disumane.